free market(s)

IMG_20131221_155907

Qualche anno fa, complice il prof. Crespi, squadre di studenti si sono misurati con un tema che era stato proposto dall’assessore alle attività produttive del tempo. La questione, quasi più una domanda che un brief di progetto, verteva sulla necessità percepita dall’amministrazione di dare una identità unitaria ai vari mercatini tematici che, sopratutto in zona natalizia, invadono gli spazi/spiazzi pubblici.

La ricerca, che avevo seguito in prima persona, aveva evidenziato pochi modelli capaci di soddisfare i requisiti più diversi che erano emersi: minimi comuni denominatori per rispondere alle esigenze funzionali più disparate, all’esposizione atmosferica, alla ricerca di una identità sia commerciale che rappresentativa di un luogo e di un ruolo, alla ricerca formale intesa come processo di design. Quell’esperienza si era poi chiusa con una votazione popolare che aveva scelto il suo modello di bancarella replicabile e con una bella mostra in galleria curata da Davide Fassi e me, con Mattia de Paolis.

Passando questa mattina in stazione centrale, di fronte  all’ennesimo tentativo in questa direzione, dopo i molti visti in questi ultimi anni, dal modello obei obei in poi, sospendendo un facile giudizio estetico sul risultato, mi domandavo se alla domanda posta forse avremmo dovuto dare una risposta diversa. Negli ultimissimi anni poi mi sono occupata molto di spazi per il commercio, visti, letti e raccontati; e tra questi, quelli che piu’ assomigliano ad un mercato, sono i veri luoghi di scambio non solo di merce ma spesso di idee, essendo riusciti a mantenere invariata la loro quota di fascinazione e ad offrire merce e spazi che occupano temporaneamente tempi e luoghi dove di solito succede altro. Il mercato è espressione ad alta densità di modalità espressive, un interno effimero, difficile da inquadrare in termini di progetto, ampiamente inesplorato ma precursore di contenuti; elemento flessibile, capace di occupare spazi diversi e costituire elemento di attrazione per la vita urbana,una vera e propria struttura sociale con utenti trasversali per abitudini, età e modelli comportamentali e d’acquisto. Il profondo radicamento sociale e territoriale ha fatto sì che il mercato potesse sopravvivere fondamentalmente invariato nella sua forma fino ai giorni nostri, delegando completamente alla singola iniziativa del venditore l’ideazione, perfezionamento e approvvigionamento delle strutture allestitive e espositive. Esigenze specifiche del singolo commerciante hanno generato interessanti forme ibride che il design deve valorizzare  con una curatela che lo coinvolge  fin dall’organizzazione: la sua natura materiale  si trasformerà in soluzione ma non necessariamente orientata a mettere ordine formale nella ricca biodiversità commerciale.

Few years ago, coordinated by professor Luciano Crespi, many student’s team have been dealing with a project that was proposed by the city council. The theme, more a question than a brief, was about the necessity, perceived by the administration, to find a unique identity on the various street markets that especially during the seasonal holidays do proliferate in public spaces.

The research, that I’ve done personally, did underline  really few models able to satisfy so many different requirements: lowest common denominator to reply to functional issue as the one connected to atmospheric agents, to commercial and communication identity ambitions, to formal solution intended as design process.That experience ended up with a public vote that choose the preferred bancarella model to become repeatable and with a nice exhibition curated by David Fassi and me together with Mattia de Paolis.

Passing by in Central Station this morning, in front of one of the many attempts in this direction, trying not to spend an easy judgment on the fragile results, I was wondering if to that question we should have given a completely different answer. In the last years I’ve been dealing very much with spaces for goods; among many differents, the ones that have a little of market soul are special spaces for exchange of goods and ideas, with an extra quote of fascination, able to offer goods in temporal spaces normally used for other functions. The marketplace has a high density of expressions, an ephemeral interior hard to classify in terms of design, much unexplored but content forerunner; flexible, able to occupy different spaces and to be always attractive, a real social structure for the urban life inhabited by different users by habits, age, consuming models. Having roots in the social and territorial environment, it survives basically unchanged, with the single merchant to design and realize the setting up and the exhibition tools. Single needs create interesting hybrid solutions that design has to evaluate with an engagement that starts in the organization and, thanks to its material nature, ends up in a formal solution, not necessary committed to give formal order to the commercial biodiversity.

Advertisements
This entry was posted in diary and tagged , , , , . Bookmark the permalink.